Continuano le difficoltà, ma ci sono anche tante cose belle

Bollettino parrocchiale ospitato su quello di S. Andrea

Con il mese d’ottobre di quell’anno cominciai il primo numero del Bollettino parrocchiale (circa 100 copie), ché tante erano le famiglie, anzi alcune di meno… L’ospitalità mi fu data dal parroco di Sforzatica S. Andrea, lasciandomi una paginetta libera del suo bollettino. Tale raccolta, in un arco di oltre 35 anni, è assai interessante per la storia, parte della quale stiamo raccontando, e per ricordare cose lieti e tristi, situazioni del momento, persone viventi e scomparse, cose che lasciate solo alla memoria sarebbero già dimenticate. Il tutto poi è raccolto nel “cronicon della parrocchia” una specie di diario della vita parrocchiale, che rimarrà in archivio per i posteri.

Santella di Via M. Sabotino

In quell’anno 1949, constatando come via Sabotino lasciava a desiderare, non tanto per la gente che vi abitava, quanto per la povertà dovuta alla disoccupazione e per una serie di altre circostanze – basti dire che la gente di Dalmine e di Sforzatica chiamava allora quella contrada “via delle ipoteche” – decisi di costruirvi una santella, dove fosse venerata la Madonna. All’incrocio tra questa via e via XXV Aprile, un po’ più avanti al luogo dove oggi si trova l’attuale santella, il signor Santo Rigamonti mi diede qualche metro di terreno e con borlanti di Brembo, una piccola gettata in cemento e due tubi di ferro si costruì la santella. Dallo scultore Manzù, mio maestro d’arte, mi feci donare una meravigliosa Madonna Addolorata in alto rilievo di terracotta colorata montata su legno nero. Tutti dicevano che la santella sarebbe stata profanata… fiducioso in questa gente, che “i soliti buoni” sembravano avessero piacere a giudicare atea e cattiva, non misi alcun riparo a protezione e mai, in tanti anni, avvenne anche un solo piccolo atto, non dico di profanazione, ma solo irriverente.

Benedizione del vescovo il 15.10.1949 e prime Cresime

Il vescovo benedisse questa santella nel pomeriggio del 15.10.1949. Parlò alla gente del posto… e concesse l’indulgenza di 100 giorni a chi dicesse la giaculatoria: “Vergine dolorosissima, prega per noi”. Poi si portò nella chiesetta, amministrò la Cresima a 28 bambini, celebrò il 1° centenario della chiesetta, appena diventata provvisoriamente la “nuova chiesa parrocchiale”, consacrò il nuovo vicariato a Cristo Re e al Cuore Immacolato di Maria. A piedi infine, seguito dalla gente, si portò alla chiesetta dei “Morti del Pascolo” per indicare, così spiegò, che lì aveva fissato i confini del vicariato. Poi nello stallo della “cascina alta” gradì il caffè offerto dalla famiglia del contadino Locatelli Luigi, ch’era il custode della vicina chiesetta dei Morti.

Il missionario P. Piazzoli

Nella stessa circostanza, P. Pietro, mio fratello missionario, che s’era tanto adoperato per questa povera gente e che diceva: “queste persone mi ricordano i miei cristiani in Cina”, da dove poco prima era stato scacciato, salutò la gente e ripartì per un’altra missione in Brasile.

La gestione del terreno donato passa al Vicario di Brembo

Era naturale che, stando così le cose, dopo quindici anni che il terreno donato per le “Opere religiose di Brembo era stato affittato, mi aspettassi tranquillamente una certa cifra, che sarebbe stata, come si suol dire, “olio nella lampada” e che immediatamente venissi in possesso del terreno. Viceversa, dopo molte discussioni e alcune misurazioni e verifiche, dovetti pagare la parcella al tecnico, altre 40.000 lire e fare la recinzione del terreno, che finalmente mi fu lasciato libero il 30.6.1950. Come formaggio sulla pastasciutta, dovetti anche ringraziare chi aveva così bene amministrato e chi aveva custodito quel pezzo di terra. Evidentemente non dico con quale spirito feci ciò… lo lascio immaginare a chi mi legge, mentre mi viene spontaneo ridere da solo immaginando, a distanza di 35 anni, la gioviale faccia che potevo avere in tale circostanza. Insomma, si ebbe “dopo il danno, anche le beffe”.