La serie delle difficoltà continua

Come mantenere un sacerdote

Una delle difficoltà maggiori ripetuta dai “soliti buoni” con termini veramente drammatici a questa gente, diceria che realmente era diventata “cavallo di battaglia” e che li scoraggiava, era la questione del “mantenimento del sacerdote”. Sembrava che più nessuno avrebbe avuto da mangiare se avessero avuto da mantenere il sacerdote. Il bello era che io non riuscivo a capire questa difficoltà, né riuscivo, naturalmente, a farla capire al vescovo. Chi poteva immaginare una cosa simile?

Un parroco costa meno di un manovale

Quando riuscii a capire come questa difficoltà aveva avuto tanta parte nell’animo semplice della gente, il vescovo decisamente intervenne di persona; fece convocare i capifamiglia, si lamentò per l’azione deleteria che alcuni continuavano a compiere chiarì la famosa questione. Tutto finì allora in una grossa risata, soprattutto quando il Donato scoppiò a dire: “Se è tutto qui, non c’è da preoccuparsi… il prete costa meno “du bagai” (d’un garzone)”. “Vero – concluse il vescovo – però,ricordate, che “non è u bagai”.

Casa per il parroco

Allora la gente si diede da fare decisa a costruire la casa del sacerdote. Cominciò a tagliare i gelsi e la siepe nell’angolo sud-ovest del terreno donato dal cav. Bombardieri, ma, ancora, sorsero altre difficoltà.

Finanziamenti

L’ingegnere tirava alle lunghe a predisporre il disegno; quei generosi uomini che avevano iniziato ad appianare il terreno, furono cacciati via… le piante tagliate, che pensavamo di vendere e che avrebbero dato i primi soldi per qualche sacco di cemento, furono requisite. Nessuna impresa dei dintorni voleva assumersi l’incarico di costruire la casa e poi… non c’erano soldi. Il vescovo mi aveva dato tutto quanto era in cassa per le “Opere Religiose di Brembo” ma la cifra era irrisoria, £ 4.000. Aveva poi aggiunto la sua benedizione. Per quanto fossi speranzoso, in breve constatai che 4.000 lire sì e no erano sufficienti per pagare il disegno, e la benedizione del vescovo non aveva alcun valore per quei signori che stanno di là degli sportelli delle banche.

Perché a me?

Mi venne anche il dubbio, e lo confesso con vergogna, che il vescovo mi avesse affidato quell’impresa, non perché mi giudicava più furbo, capace ed esperto di altri, come di tanto in tanto mi sorprendevo di pensare con naturale mio compiacimento, ma me l’aveva affidata perché capivo niente. “Perbacco – mi sono detto – ma chi è che si prende un’impresa del genere, se non uno che capisce niente. E’ chiaro no?”, “Ma – dice il proverbio – quando si è in ballo, bisogna ballare”.

Costruzione della casa

Ma poi le difficoltà si risolsero un po’ per volta: il disegno fu pronto, i volonterosi, per diretto intervento del donatore del terreno, non furono più cacciati via, le piante sequestrate rimasero a chi le aveva sequestrate, un certo Pasqualini di Osio Sotto con i suoi figli si assunse l’incarico di costruire la casa ed i soldi li sospirava, quanto gli ebrei sospiravano l’acqua nel deserto.