Consacrazione della chiesa

Le autorità

Sabato 20 agosto 1955 il vescovo mons. Piazzi, consacrava solennemente la chiesa. Presenti, oltre la totalità dei parrocchiani di Brembo, era mons. Giuseppe Maggi, una ventina di sacerdoti dei quali alcuni miei condiscepoli, parecchie autorità, i fratelli Ferretti, titolari dell’impresa costruttrice, alcuni loro dipendenti. Padrini della cerimonia furono in sindaco Sandrinelli e l’ing. Palazzuoli in rappresentanza della Dalmine. Assenti i “soliti buoni” per impegni precedenti.

Le reliquie

La sera di vigilia si erano trasportate processionalmente le Reliquie che sarebbero state chiuse nell’altare maggiore:

  • quella della Madonna, perché la nuova chiesa si dedicava al “Cuore Immacolato di Maria”;
  • quella di S. Giacomo maggiore apostolo, per ricordare il parroco che l’aveva costruita e
  • di S. Alessandro martire, il patrono principale della diocesi di Bergamo.

4 ore

La solenne funzione, in antecedenza spiegata alla gente, iniziò alle ore 8 e terminò poco prima di mezzogiorno.

Una passerella per benedire attorno

Essendo prescritto dalla S. liturgia che il vescovo consacrante e i sacerdoti presenti ed i fedeli girassero attorno al sacro edificio per tre volte, aspergendone le fondamenta ed i muri, si dovette costruire attorno al presbiterio un’ampia passerella, essendovi un profondo avvallamento di non meno di 8 – 9 metri. Sul pavimento nell’interno della chiesa ch’era allora soltanto di cemento lisciato e bugiardato, s’era distesa una larga striscia di cenere posta diagonalmente, nella quale col pastorale il vescovo scrisse le lettere dall’alfabeto latino e greco.

Dopo il canto delle litanie dei santi, il vescovo profumò col S. Crisma le dodici crocette di marmo infisse nei pilastri, come pure quelle due murate sugli stipiti della porta d’ingresso principale. Davanti ad ogni croce fu accesa una candela, come viene accesa ogni anno nel giorno anniversario della consacrazione.

L’altare maggiore

La consacrazione dell’altare maggiore segnò il momento più solenne della S. Funzione. La mensa era, a quel tempo, la più grande di tutte quelle che si trovavano in diocesi, tanto che, non prevedendone le straordinarie dimensioni, il S. Crisma portato dal vescovo risultò insufficiente e perciò fu usato anche quello che custodivo personalmente per amministrare, in casi di necessità, la Cresima.

La più grande mensa della diocesi – Marmo di Zandobbio

La mensa è un blocco unico di marmo, ricavato dalle cave di Zandobbio, rinforzato da due sbarre di ferro cementate nella parte sotto. Fu portato solo quattro giorni prima, perché la prima mensa approntata s’era spezzata al momento di caricarla. Quando giunse, essendoci già i gradini in marmo ed i sostegni della stessa, fu necessario trasportarla in chiesa e adagiarla al suo posto a mano. Non era però cosa estremamente facile, perché pesava una trentina di quintali. Convocai gli uomini ed i giovani, che, mediante otto stanghe, in perfetto silenzio, come comandai, in modo che chi dirigeva la pericolosa ed importante operazione fosse uno solo, in pochi minuti la posero al posto stabilito e già predisposto.

Consacrazione dell’altare

Lavata la mensa con l’acqua benedetta ed asciugata, il vescovo la ricoperse del S. Crisma e nel sepolcreto pose le Reliquie, chiudendole poi con una piccola lastra di marmo. Dove erano i segni di croce, ai quattro angolo e sopra il sepolcreto, furono bruciati cinque grossi grani d’incenso. Quando questi furono consumati, profumando tutto il sacro ambiente, l’altare fu asciugato e rivestito con candide tovaglie ed ornato da candelabri e fiori e si cominciò la messa.

Casa del popolo di Dio

All’omelia il vescovo, tra le altre cose disse: “Questa è la casa di Dio, che avete costruita con tanti sacrifici, con perseverante lavoro e fatica, con grande fiducia nell’aiuto della Divina Provvidenza… ed è anche la vostra casa, la casa del popolo di Dio…”

La gioia del parroco e dei parrocchiani

M’accorsi, mentre il vescovo parlava e poi mentre continuava la celebrazione della messa, di volare con la fantasia e d’essere sommerso nei ricordi di tanti sacrifici, d’incomprensioni e di tante cattiverie subite in quei cinque anni trascorsi, come pure di tante soddisfazioni e gioie per le difficoltà superate, i problemi risolti e il grande risultato finale ottenuto… Ora tutto questo era terminato e il cuore traboccava d’una gioia mai provata prima e con me, intuivo, che lo era anche par la mia gente, sicuramente ancora incredula che quello che stava avvenendo sotto i propri occhi non era un sogno, ma una realtà che sarebbe rimasta per sempre, anche quando noi saremmo stati dimenticati da un bel po’ di tempo.