Un colpo mancino del demonio o cattiveria?

13 marzo 1955: Parroco a letto con la polmonite

La domenica 13 marzo 1955 ero a letto con polmonite, facilmente causata dal freddo preso presso la chiesa, dove con Gino Peruzzi e Gino Cattaneo stavamo predisponendo le tubazioni per l’impianto elettrico. Quando non ci sono soldi, bisogna arrangiarsi come si può. Il proverbio dice che “La povertà e la necessità aguzzano il cervello”.

Brucia la chiesa

Poco prima di mezzogiorno, visibilmente agitata, mia sorella mi disse che “stava bruciando la chiesa”. Al momento pensai fosse qualche parte d’impalcatura della chiesa in costruzione… poi capii che era l’oratorio semipubblico dei signori Pesenti.

Salvata la statua della Madonna Pellegrina

Mi aiutarono a vestirmi e barcollando per la febbre e l’agitazione, corsi, per quanto potevo, verso la chiesetta. Dal finestrone usciva fumo, tutto era annerito; l’incendio era scoppiato in sagrestia, dove erano due vecchi mobili, un buon quantitativo di candele appena comperate per le vicine Quarant’ore; il nuovo catafalco costruito da me, un pacco di dischi e l’amplificatore. Nei mobili erano tutti i paramenti, la suppellettile sacra, i messali ed i registri datati dal 1849. Tutto è distrutto, colato o irreparabilmente contorto. Per l’eccessivo calore è crollato l’intonaco della piccola sagrestia; il fuoco aveva incominciato a lambire anche i fianchi dell’altare di legno che pure aveva oltre un secolo di vita.

Salvate le Ostie consacrate

Alcuni giovani si sono precipitati dentro e decisamente hanno tolto dalla nicchia che stava sopra l’altare la ven. statua della Madonna Pellegrina. Io non ci stetti a pensare… avanzai nel fumo che mi soffocava, qualcheduno mi stava a fianco.. afferrai la porticina del Tabernacolo e gridai a chi mi aiutava a stare in piedi che mi aiutasse a strapparla. Essendo vecchia, cedette presto. Afferrai la pisside, dove erano le Sacre Speci e in qualche modo trovai l’uscita. Percorsi la strada più portato che sostenuto… Su un tavolo coperto da un lenzuolo deposi la pisside. La sorella, piangendo, accese due candele e poi mi riportarono a letto.

Il Parroco di S. Maria

Intanto tra la gente che stava ancora fuori dalla piccola chiesa giunse don Giovanni Vavassori… ma qui è meglio che copi una pagina del cronicon parrocchiale: “… andava in fiamme la piccola sagrestia, dov’erano tutti i paramenti e la suppellettile sacra… erano tutte le povere e piccole cose raccolte nel periodo di cinque anni con tanti sacrifici, che ora erano lì bruciate, colate, contorte. Ogni cosa aveva una storia di qualche sacrificio. Per questo tanti, i più, piansero. Non rimaneva più né calice per dire la messa, né posto decente allo scopo…”

Collaborazione del comune

La sera di quella stessa domenica il sindaco Sandrinelli mi mandò gli amministratori Facheris e Pedrinelli per assicurarmi che l’amministrazione comunale avrebbe donato sei candelabri grandi, quattro piccoli e la corrispondente croce in bronzo fuso.

Richiesta di aiuto da parte del Vescovo

Il giorno seguente giunse il vescovo: era allora mons. Giuseppe Piazzi e vide la situazione in cui eravamo caduti. Tramite L’Eco di Bergamo rivolse un appello alla diocesi, perché ci aiutassero… L’aiuto fu pronto e generoso, tanto da poterne riversare anche per le necessità delle Missioni. ” Il Signore aveva dato, il Signore aveva tolto.. sia benedetto il Suo Nome”

L’oratorio maschile trasformato in chiesa

Il salone da gioco dell’oratorio fu trasformato in chiesetta e tale rimase fino al giorno della consacrazione della chiesa nuova, i cui lavori indispensabili, perché fosse funzionale, furono eseguiti con la massima celerità dalla ditta Ferretti.

Cause dell’incendio

Non si seppe mai se l’incendio fu causato da fuoco che magari era rimasto nel turibolo, o dal sovrariscaldarsi dell’amplificatore rimasto sbadatamente acceso, o da un corto circuito, o provocato da qualcuno.

Unione nel dolore

Devo dire però che mai in tanti anni avevo visto la mia gente così unita! Il dolore e le lacrime di quel giorno avevano dato il loro prezioso frutto. Veramente l’unione si fa più col dolore e col sacrificio, che non con la gioia ed il divertimento.