Le fondamenta della chiesa

4.11.53 – Pulizia del terreno

Approfittando della festa nazionale del 4.11.1953, un gruppo di uomini e giovani volonterosi cominciò a liberare il terreno dai rovi, cespugli, ceppi e mucchi di terra, in modo da rendere possibile tracciare le fondamenta della chiesa.

19.3.54 – Fondamenta

Passò l’inverno. Il 19 marzo 1954, festa di S. Giuseppe, il santo della Provvidenza, cominciò il lavoro per le fondamenta. Quel mattino dovetti rompere con la mazza il ghiaccio che ricopriva il mastello dell’acqua. Se l’avessero visto gli uomini potevano scoraggiarsi.

L’Italcementi

Vi furono grandi difficoltà per comperare il cemento. Infatti in quel periodo la vendita era razionata e riservata alle sole imprese. Mi venne in aiuto il signor Giulio Pesenti, che riuscì a convincere il signor Alessandro Donadoni, suo cognato e vicepresidente dell’Italcementi, di darmi mille quintali di cemento, cioè il quantitativo necessario. Questo si doveva pagare in anticipo, £ 980 al quintale e poi andarlo a caricare al cementificio di Calusco, lavoro che compì Luigi Bassis. Ogni carico era di 35 quintali e l’attesa normale per caricare era di un giorno e una notte.

7.3.54 – l’arrivo del cemento

Leggo dal cronicon parrocchiale: “Oggi 7 marzo 1954 sono arrivati i primi 35 quintali di cemento… Gli uomini sono accorsi in gran numero per scaricarlo… sembrava una festa e che molte difficoltà fossero sparite…”

Ghiaia e borlanti di fiume

Dopo un po’ di giorni le montagne di ghiaia e borlanti preparate in tre anni, scompaiono a vista d’occhio; le enormi fondamenta inesorabilmente ingoiano tutto… e siamo ancora sotto il livello della terra.

I resti della Villa Camozzi nelle fondamenta

La larghezza delle fondamenta della facciata è sufficiente perché vi passi un autocarro; quelle che dovranno sostenere i pilastri sembrano il vano di metà della mia cucina. Dietro, dove sarà il presbiterio, bisogna scendere m. 8,60, perché vi era un abbassamento causato da una vecchia cava di ghiaia. Fortunatamente mi diedero da svuotare un magazzino della Pro-Dalmine, dove erano ammonticchiate balaustrate, colonne, cornicioni e gradini del vecchio palazzo Camozzi. Tutto è stato caricato a mano e poi, pezzo per pezzo, scese nello scavo delle fondamenta, annegato nel cemento appena versato”.

Il Parroco addetto alla betoniera

Il lavoro fu un po’ facilitato e snellito quando avemmo in prestito una vecchia betoniera elettrica e comperammo dallo straccivendolo un centinaio di metri di binario e tre vagoncini. Il parroco era addetto alla manovra della betoniera da 13 a 15 ore al giorno, cosicché dovette raccomandare che “chi ne aveva bisogno, eccezione per casi d’assoluta necessità, venisse prima delle ore 8 e dopo le 19″

Le dimensioni delle fondamenta

La parte più impegnativa furono le fondazioni del presbiterio e delle due sagrestie. Lì si dovette scendere quasi 9 metri e per le fondamenta della sagrestia a sud s’impastava ghiaia e cemento sul rialzo del presbiterio, poi lo si faceva scendere a basso gettandola in una specie di condotto fatto di legno, dove era anche la canna dell’acqua. Il percorso del materiale di 8 –10 metri, facilitava la lavorazione del materiale stesso e ne evitava il trasporto. Per le fondamenta dell’altra sagrestia, in angolo si scavò un pozzo quadrato di m. 1,40 per lato e profondo m. 9, poi si riempì come le altre fondamenta; il ferro che sporgeva si legò a quello di due enormi travi che, a loro volta, appoggiavano sulle fondamenta del presbiterio.

Impresa F.lli Ferretti

L’interno tra fondamenta e fondamenta, che sporgeva m. 2,50 da terra, fu riempito da ghiaiotto, cavato per costruire il sotterraneo dell’asilo nuovo poco lontano, appena affidato dall’amministrazione comunale all’impresa fratelli Ferretti di Dalmine, alla quale fu affidata anche la costruzione della nostra chiesa.

Il volontariato riduce la spesa

La spesa preventivata per le fondamenta era di £ 2.500.000, che, per il lavoro gratuito di tanti uomini e giovani, fu dimezzata e questo non mi pare cosa da poco.

Le prime Comunioni nella zona della chiesa

Quell’anno la cerimonia delle Prime Comunioni fu fatta da mons. Maggi e l’altare per la celebrazione della messa fu innalzato sul ripiano delle fondamenta del presbiterio, mentre su quelle della facciata era cominciata da poco la costruzione del muro di pietra viva.