La legge per il contributo statale in favore delle nuove chiese canoniche

La legge

In quel periodo veniva varata dal Parlamento una legge che stanziava otto miliardi per la costruzione della parte rustica di nuove chiese e canoniche.. Ciò riaccese in me, naturalmente, tanta speranza. Infatti se il governo mi dava un po’ di soldi, la realizzazione della chiesa diventava assai più facile… ma il contributo non era a portata di mano, tutt’altro.

L’iter richiesto

Infatti era indispensabile che la parrocchia fosse riconosciuta civilmente; era necessario che il progetto fosse approvato dalla commissione diocesana d’arte sacra, poi da quella vaticana, che infine avrebbe dato parere favorevole del progetto all’Ufficio governativo appositamente costituito per il funzionamento della Legge dei contributi alle chiese e canoniche nuove. Inoltre era da vedere se il vescovo decideva per questa parrocchia o per un’altra, ché allora in diocesi ve n’erano altre in costruzione. Si aggiunga che bisognava preparare tante foto del progetto e di tali dimensioni precise e che di ogni documento, ch’erano in un numero incredibile, se ne dovevano consegnare diciassette copie.

Decreto di riconoscimento – 6 ottobre 1953

Finalmente la parrocchia di Brembo, oltre che essere riconosciuta canonicamente, era riconosciuta anche civilmente, in data 6 ottobre 1953 col N° 918. Questa notizia mi venne comunicata da parecchi onorevoli ed ognuno si vantava d’aver prestato la sua opera direttamente o d’essere intervenuto decisamente… insomma ognuno sembrava che avesse fatto tutto lui; l’unico che avesse fatto niente sembrava che fosse il sottoscritto. Purtroppo così va il mondo..

Mattoni e uova per la chiesa

L’approvazione del progetto tardava ad arrivare ed intanto gli uomini ed i giovani in tutti i momenti liberi, andavano giù nel vicini fiume a caricavano borlanti e ghiaia. Ad ogni autocarro che scaricava qui nel terreno della futura chiesa, dicevo a me stesso: “un altro passo è fatto!”

  • I bambini e le bambine vollero pure essi contribuire, e, con commovente generosità, sacrificavano la mancia festiva per dare settimanalmente la loro personale offerta. Ad ogni 10 centesimi corrispondeva un mattone.
  • Alcune massaie si fecero scrupolo di portare al lunedì tutte le uova che avevano raccolto nel pollaio il giorno precedente.

Morte di Mons. Bernareggi

Leggo sul cronicon parrocchiale alcuni avvenimenti di quest’epoca:

  • “Mons. A. Bernareggi è nominato arcivescovo” (13.2.1953 )
  • “Il nostro amato arcivescovo è ammalato ” (30.5. 1953)
  • “Il nostro vescovo è morto” (24.6.1953).

Dopo il funerale, al quale la gente di Brembo ha partecipato numerosissima con filiale dolore, furono rese note le sue ultime volontà e raccomandazioni: (“…Ho lasciato tante cose incompiute, in cielo non le dimenticherò”). “Tra queste c’è, senza dubbio, anche la mia chiesa…”. È una supposizione che poi si cambierà in certezza. Del resto gli stava tanto a cuore! Perché la doveva dimenticare?

E tale fiducia nel suo aiuto l’ho avuta allora, l’ho avuta negli anni seguenti, quando sorgevano pericoli per la nostra parrocchia e l’ho oggi, che per la nostra chiesa è messa in pericolo la sua necessaria tranquillità, per la volontà capricciosa d’alcuni, di voler costruire nelle sue vicinanze, una zona d’attrezzature sportive. Lui ci penserà, ne sono più che certo.

Il No di Roma

Passò intanto qualche mese e finalmente da Roma giunse la risposta, che fu come un improvviso colpo di mazza in testa: Roma non ha approvato il progetto delle nostra chiesa e la commissione giudicatrice enumerava i motivi con parolone, che in conclusione lasciavano abbastanza capire che : “Un nuovo progetto, fatto da un architetto romano di loro conoscenza e fiducia, avrebbe buone probabilità d’essere giudicato in modo positivo… ” Sporca Roma! – mi scappa fuori con rabbia – Veramente da te ogni cosa può essere comperata”. Immaginiamoci un architetto ” romano “. Che cosa sarebbe costato? E come avrebbe seguito la realizzazione dell’opera?

Nuovo Progetto e 17 copie

C’era ancora una speranza ed io m’aggrappo, come un naufrago s’aggrappa ad una tavola galleggiante. A “tamburo battente” l’architetto “bergamasco” preparò un nuovo progetto della chiesa… l’ufficio diocesano d’arte sacra vi pose il timbro d’approvazione; si unirono altre diciassette copie d’ogni documento, si corredò di computo metrico, di descrizione dei materiali, di previsione del tempo che sarebbe stato impiegato e poi tutto si portò a Roma, sperando nell’aiuto del defunto vescovo e nella Provvidenza di Dio.

Documenti in 14 copie

Dopo qualche mese, finalmente, l’attesa risposta. “Le Commissioni governativa e vaticana, preposte alla Legge per i contributi di chiese e canoniche nuove, ha dato parere favorevole. Onorati di dare a S.V. questo verdetto, si prega, con gentile insistenza, di preparare i tali documenti e di inviarli al competente ufficio”. E la lista dei documenti richiesti è lunga quanto non so dire; l’unica cosa consolante è che si richiedono, non più diciassette copie per ogni documento, ma solo quattordici. Che cosa ne facessero a Roma di tanti chili di carta scritta, sarei curioso di saperlo.

Lunghe attese

Da allora cominciai a fare le corse a Roma, almeno una ventina di volte, risparmiando fino all’osso per avere i soldi del viaggio. Partivo al lunedì sera, giungevo a Roma al mattino seguente; celebravo la messa; un panino e un caffè e poi fuori da quel portone fino alle ore 9, per essere tra i primi. A volte, seduto su quelle sedie classiche dallo schienale diritto, sentivo rompersi la schiena. Ma questo era niente… quando andava bene, arrivavano le 11 e anche il mezzogiorno, prima d’essere chiamato e solitamente sentivo dire: “Reverendo, deve aver pazienza… le sue pratiche navigano bene… chissà che settimana ventura possa avere il piacere di dirle qualche cosa di nuovo… torni, torni ancora”. Successe anche che verso mezzogiorno il segretario comunicasse, con assoluta indifferenza: “Se c’è qualche reverendo ch’è venuto a motivo del contributo previsto dalla Legge tale e tale, sono dolente avvertire che monsignore oggi non può ricevere e sinceramente si scusa per l’involontario contrattempo. Comunque ritornino pure quando credono…” Non dico quali e quante parolacce mi arrivavano fino in gola.. so che alcune volte ho persino pianto di rabbia. In un convento ospitale lì vicino, cercavo di dormire qualche ora, cenavo e poi passo passo, come fossi un cane bastonato, andavo alla stazione Termini. Al mercoledì mattina ero a Brembo a celebrare la messa. “Oh, se sapesse la mia gente – mi dicevo allora – quanto mi costa la nostra chiesa!”

La risposta positiva di Monsignore

Finalmente venne il giorno buono: dal monsignore, che mi era diventato tanto antipatico, mi sentii rispondere: “Reverendo, lei è fortunato… le sono stati assegnati 14 milioni.. la sua posizione è la n° 5 per le nuove chiese della Lombardia… si rivolga a Milano, palazzo tale, sezione tale e ufficio tale”. Il monsignore, tanto antipatico, mi diventò di colpo altrettanto simpatico. In un momento le corse fatte a Roma il più delle volte seduto sulla valigetta, le snervanti attese, le sedie scomode, furono dimenticate. Quattordici milioni! La chiesa sicuramente è fatta!

La gioia

“Deo gratias!” Quel giorno ero tanto euforico che non andai nemmeno a riposare né a cena; pian piano, sbocconcellai mezza dozzina di panini e andai ad ammirare perfino “l’altare della patria”. Era tanta poi l’ansia di portare la bella notizia a Brembo, che mi trovai alla stazione Termini quasi tre ore prima del solito orario. “Ormai è fatta! Domani sono a Milano a riscuotere i quattordici milioni. Signore, ti ringrazio!”

Bustarelle

Forse sbagliai a ringraziare troppo presto il Signore? Non lo so. So solo che, per avere quel contributo, ritoccato sensibilmente per “bustarelle” e tasse, impiegai ancora quasi due anni, con nuove corse a Roma e a Milano.