1° incontro con l’autorità comunale

Il Sindaco dr. Sandrinelli

Ero qui come “vicario autonomo” quindi dovevo interessarmi delle anime di questa gente. Ma le “anime sono nei corpi…” e anche la parte materiale di questa gente aveva, come ogni comune mortale, delle esigenze. Per questo cercai ed ottenni il primo incontro col sindaco il 25.11.1949. Era allora sindaco di Dalmine il dott. Remo Sandrinelli, persona tanto capace e sensibile, quanto rispettabilissima… un vero “signore”, come si usa dire.

La realizzazione del villaggio per volontà vescovile

Questi fatti li ricordo qui per far conoscere a chi è venuto negli anni successivi e per ricordare a chi allora ne ebbe non poco vantaggio, che la formazione di questa frazione è stata realizzata non dalle autorità civili, né da forze di alcun partito politico, né per interessamento dei “soliti buoni” (ché, anzi, è cosa caritatevole tacerne i nomi, limitandomi a dire quanta ostinazione e caparbietà fu usata per lasciare questa gente nello stato d’abbandono in cui si trovava), ma allo scopo d’affermare che “lo fu solo per volontà del vescovo, che mi suggeriva, mi dava chiare direttive e mi sosteneva anche in questo”. A ragione perciò mi parve doveroso dare il suo nome “via mons. Adriano Bernareggi ” ad una delle migliori vie del villaggio nuovo, pure esso realizzato dal sottoscritto, che vendette il terreno a £ 500 al metro, costituì le strade, intubò i fossi, pose più di 4 chilometri di rete idrica. Questo villaggio è quello che si trova tra via Pesenti e via Copernico e tra via XXV Aprile e via Brembo. Per questa iniziativa avversata dai “buoni” e dal comune, mi vennero fastidi, calunnie e grane. Ma questa è storia che segue di tre anni il giorno della consacrazione della nostra chiesa.

Torniamo quindi al primo colloquio col sindaco, durante il quale parlai di questi problemi e che a suo tempo ho registrato sul cronicon parrocchiale:

  • Provvedere per le scuole elementari, perché i ragazzi allora dovevano andare fino a Dalmine e a Sabbio ed era già encomiabile che vi giungessero.
  • Studiare il modo di risolvere il problema delle abitazioni di questa gente, stipata, famiglie numerose quali erano allora, in due stanzine malandate e prive di qualsiasi servizio (luce, acqua e gabinetti).
  • Tenere presenti anche i numerosi disoccupati di questa zona, che trovavano un ostacolo insormontabile ad essere assunti nel vicino stabilimento della Dalmine, per il fatto ch’erano nati e vivevano nelle “campagne di Sforzatica”.
  • Ricordare che le strade erano impraticabili; non parliamo di illuminazione pubblica, totalmente inesistente. Dopo un po’ di tempo si misero alcuni pali in legno con qualche lampadina e, per almeno 6 o 7 anni, queste erano accese e spente dal parroco, non avendo trovato posto alcuno per mettere l’interruttore se non in canonica. Logicamente l’amministrazione comunale mai disse un semplice “grazie” criticando viceversa, perché essendo andato via quattro giorni, le luci rimasero accese anche durante le ore diurne con grave danno alle finanze comunali…
  • Appoggiare il progetto di costruzione della sede della cooperativa parrocchiale di consumo, ch’è l’attuale di fronte alla chiesa, perché indispensabile, non essendoci allora a Brembo un solo negozio. Per le spese bisognava andare a Sforzatica o Dalmine.
  • Ricordare che anche qui vi erano i poveri e più che in altre frazioni, che tuttavia erano sempre esclusi dal numero di chi riceveva mensilmente un pacco dono di viveri di prima necessità.

Collaboratori del Sindaco e spirito di servizio

Il sindaco, ho detto sopra, era persona comprensibile. Aveva accanto ottimi collaboratori, come il sig. Padrinelli Flavio, Pelati Guido, Facheris Ferruccio. Allora non si amministrava con “disciplina di partito”, ma con la propria testa e con la propria coscienza, ma purtroppo c’erano tante cose e tante commissioni capeggiate dai “soliti buoni” che, non potendo rendere succube il vicario autonomo, infierivano vigliaccamente contro i più deboli ed indifesi. Ecco a modo d’esempio alcune risposte alle loro domande: “Volete costruire la chiesa e siete disoccupati?… Perché il vostro prete, invece di far la chiesa, non vi fabbrica qualche stanza?… Ma chi volete che vi assuma al lavoro, voi, che siete così ignoranti da credere a tutto quello che vi vien detto da un prete, anche buono, ma certamente imprudente e che ha la testa malata e piena di sogni?” E un po’ per necessità, un po’ per timore di questi “onnipotenti” anche l’amministrazione comunale non trovava terreno facile per cominciare a far qualche cosa anche a Brembo.