La missione va al di là delle proprie frontiere

Dopo anni d’apostolato trascorsi in Amazzonia, padre Daniele Curnis è stato incaricato di dirigere il

Centro missionario del Pime di Belém. La struttura vuole essere uno spazio di riflessione e formazione aperto ai singoli e ai gruppi. E si prefigge lo scopo di riuscire in una non facile impresa: far aprire sempre più le Chiese locali alla missione “ad gentes”.

Una Chiesa, quella del Brasile, grata per il dono della fede ricevuto dai missionari, che sente il dovere di dare, contribuendo all’annuncio al di là delle proprie frontiere. Una Chiesa che, seppur povera di mezzi, è consapevole di possedere grandi ricchezze: umanità, capacità di coniugare fede e prassi, religiosità profonda che si manifesta in tutte le circostanze della vita e in celebrazioni liturgiche particolarmente vivaci e gioiose. Una Chiesa, dunque, che ha preso seriamente l’invito del Papa, fatto proprio dai vescovi latinoamericani, a “dare dalla propria povertà”. In questa direzione, fondamentale è stato e continua ad essere il contributo degli istituti missionari presenti in Brasile, come il Pime che considera la città di Belém “punto di riferimento” per l’animazione nell’intera regione amazzonica.
L’intento dell’istituto, che da 150 anni invia missionari in tutto il mondo – spiega padre Daniele Curnis – è di offrire un servizio alla Chiesa brasiliana, stimolandola ad aprirsi maggiormente e ad inviare sacerdoti, religiosi e laici “al di là delle proprie frontiere”. L’Amazzonia, finora destinataria della missione, vuole divenire “protagonista” contribuendo attivamente all’annuncio “ad gentes”, pur continuando a ricevere non solo dall’estero, ma dalle stesse Chiese del Sud del Brasile.
Padre Curnis, responsabile del Centro missionario del Pime a Belém, ritiene che il cammino appena iniziato sarà lungo, ma entusiasmante. Passi significativi sono già stati compiuti.
“Quando sono arrivato a Belém nel 1998 – racconta padre Daniele – ho partecipato ad Altamira all’Assemblea del Regional Norte 2, durante la quale si è deciso di privilegiare la formazione. Da allora sono stati organizzati vari corsi per i laici utilizzando il fine settimana”.
Partendo dal presupposto che la Chiesa per sua natura è missionaria, ci si propone di aiutare con ogni mezzo le comunità cristiane del Brasile ad “aprirsi”, ad essere più sensibili ai problemi dei fratelli vicini e lontani.
In Brasile c’è una struttura organizzativa essenziale: oltre al Consiglio missionario nazionale (Comina) con il compito di individuare le linee portanti dell’animazione e di coordinare le iniziative di carattere generale, c’è un Consiglio a livello regionale (Comire) e diocesano (Comidi) con il compito di adattare le proposte alla realtà locale. Non tutti i vescovi – ammette padre Curnis – sono convinti dell’utilità di creare un organismo specifico per l’animazione missionaria. Attualmente in circa metà delle diocesi e prelazie del Regional Norte 2 esiste il Comidi.
Le obiezioni più ricorrenti: “Le cose da fare sono tante e non ci sono forze sufficienti”, “Siamo noi terra di missione!”. E così – secondo padre Daniele – ci si rassegna ad essere destinatari della missione, rinunciando a divenire protagonisti.
Nella diocesi di Belém do Pará il vescovo, dom Vicente Joaquim Zico, per dare impulso alla pastorale missionaria si avvale della collaborazione degli Istituti missionari (Pime, saveriani, Missionarie dell’Immacolata, Missionarie di Maria) e di alcuni ordini e congregazioni aventi missioni (salesiani, cappuccini, verbiti…).
Il Centro missionario Pime, in cui padre Daniele risiede, è uno spazio di riflessione e di formazione aperto a singoli e gruppi. Per la prima volta in 53 anni di presenza, l’Istituto, che finora si è impegnato esclusivamente a promuovere vocazioni sacerdotali a servizio della Chiesa locale, ha deciso di accogliere e accompagnare i giovani che intendono diventare missionari.
In passato – prosegue padre Curnis – erano maturate, potremmo dire “spontaneamente”, delle vocazioni in circostanze particolari, grazie a rapporti casuali. Un giovane, ad esempio, che faceva parte del gruppo che per tre anni ha condiviso con mons. Giuseppe Maritano la vita di un villaggio-lebbrosario, ha deciso di entrare nel Pime, nel 1999 è stato ordinato sacerdote ed ora è in missione, in Guinea Bissau. Lo scorso anno è diventato prete nel Pime un giovane di Belém e quest’anno si festeggerà l’ordinazione di un altro giovane, proveniente dal Maranhão, uno Stato in cui il Pime non è neppure presente, che ha conosciuto casualmente l’istituto. I giovani che si mettono in contatto con il Centro di Belém, esprimendo il desiderio di conoscere meglio i missionari, al 90 per cento sono lettori di Missão Jovem, la rivista diretta da padre Paolo De Coppi e molto apprezzata in tutto il Paese.
L’attività di padre Curnis non si esaurisce nel Centro missionario: oltre a visitare sacerdoti, gruppi e singoli nella diocesi, è quasi sempre in viaggio per stabilire contatti, per promuovere iniziative, sollecitare adesioni, ecc. Ovviamente, date le enormi distanze, il più delle volte l’aereo è d’obbligo.
Ma che effetto fa lavorare in Brasile nell’animazione missionaria, dopo essersi occupato dei ragazzi di strada, dei garimpeiros (cercatori d’oro)? “Bella domanda!”, esclama ridendo padre Daniele. La sua soddisfazione, comunque, è evidente nonostante la fatica che comporta un’attività a lungo termine come è l’animazione missionaria, in un territorio vastissimo. “È bello condividere l’entusiasmo di una Chiesa che sta prendendo coscienza del dovere di contribuire direttamente all’annuncio. Indubbiamente – prosegue dopo un attimo di riflessione – questo è un segno di maturità.
Responsabile della dimensione missionaria nella Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) è doM Erwin Kräutler, vescovo di Xingu; da circa un anno è stato nominato il nuovo direttore nazionale delle Pontificie opere missionarie, padre Daniel Lagni, “dinamico e pieno di entusiasmo”.
Padre Curnis ha spesso rapporti con l’Infanzia missionaria che è “ben organizzata e molto vivace”. Nel lavoro di animazione preziosi sono i sussidi: oltre alle riviste missionarie (Mundo e Missão e Missão Jovem del Pime, Sem Fronteiras dei comboniani, Missões di Consolata, saveriani, scalabriniani), esistono una ventina di titoli in lingua portoghese in gran parte tradotti dall’italiano per iniziativa di Mundo e Missão, e video che propongono temi interessanti (dalle grandi figure di missionari, al dialogo interreligioso, ecc.).
Padre Curnis non può evitare di sognare il momento in cui la Chiesa che è in Amazzonia non avrà più bisogno dei missionari, che, del resto, sono sempre pronti ad andarsene, per ricominciare da capo, altrove. È pur vero che, nell’ottica dello scambio tra Chiese, ci saranno sempre partenze e rientri, non più a senso unico, bensì in una duplice direzione: dall’Europa verso altri continenti, ma anche da altri Paesi, compreso il Brasile, verso l’Europa.
“Una vera e propria globalizzazione della missione”, commenta padre Daniele che, nell’attesa che questo avvenga, ritiene opportuno cominciare a guardare al di là dei nostri orizzonti abituali, imparando a “ricevere”.
Padre Curnis enumera le iniziative lanciate dai vescovi del Brasile, a partire dalla Campagna di fraternità che ogni anno durante la quaresima richiama in tutto l’immenso Paese un tema particolarmente scottante, di forte attualità, come la crescente disoccupazione, la dipendenza dalle droghe, l’emarginazione di indigeni, neri, l’esclusione di milioni di persone… La cronaca recente – prosegue padre Daniele – ci ha richiamato il problema delle carceri, già affrontato durante la quaresima. Nonostante pregiudizi e timori, in gran parte infondati, tutti ormai dovrebbero aver compreso – prosegue il missionario – che, anche se si sono macchiati di gravi reati, i detenuti sono esseri umani. Invece in Brasile sono trattati peggio degli animali. Le foto delle celle in cui i prigionieri non hanno neppure lo spazio sufficiente per sedersi sono ormai di dominio pubblico. Di fronte alle insurrezioni che sempre vengono soffocate nel sangue c’è di che riflettere…
Anche il “plebiscito sul debito estero”, che lo scorso settembre ha avuto un successo insperato, ha dimostrato una volta di più quanto sia significativa in Brasile la presenza della Chiesa cattolica, che da tempo collabora con le altre Chiese, con movimenti, sindacati e associazioni umanitarie. Coinvolgere la base – secondo padre Daniele – non è sempre facile neppure in Brasile. Ma si possono seguire i “cammini ben tracciati dall’episcopato”.